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Kamikaze?

Strano periodo.

Mi sento una barca in mezzo al mare, senza capitano e senza timone, e mi lascio trasportare dagli eventi. E non so nemmeno se la cosa mi dispiace o meno.

Ho tolto l’armatura e ora sono nuda davanti al mondo, mi sono resa vulnerabile come non mai di fronte a qualcuno e non me ne pento. Nonostante tutti mi dicano che sono una pazza suicida, vedendo come sono andate le cose.

E’ che a volte nella vita non decidi tu, devi fidarti del cuore e non avere paura che venga ferito.

Perchè le cicatrici posso ancora sopportarle, ma perdere tutto per paura di soffrire e starci male, quello no.

Quello sarebbe troppo.

Sono ferita.

Distrutta.

Lacerata.

Dentro e fuori.

Non riesco ad evitare di piangere ogni 10 minuti.

Ho tolto la corazza, messo a nudo me e il mio cuore, pensato di poter essere felice.

Ma no, non stavolta, non ancora.

E la cosa che fa più male è che non so nemmeno io il perchè.

Probabilmente non lo sappiamo entrambi.

Però mai, nemmeno per sogno sento la voglia di tornare quella che ero, con il cuore nell’armatura.

Anche se sto soffrendo come un cane, so che ne vale la pena.

E magari, reincollando le bricioline che al momento mi ritrovo in petto, riuscirò a creare qualcosa di migliore.

Però, cazzo se fa male.

L’ultima scaglia

E capita anche che quando butti via la corazza ti innamori.

Una tranvata pazzesca, di quelle che capitano alla 16enne media o alla 30enne scema.

Di quelle che ti fanno ridacchiare, e imparare ad avere pazienza, e imparare a smettere di negare le cose anche a te stessa, e imparare a prendere decisioni, e imparare a smettere di pensare che le cose belle capitino solo agli altri.

E a non avere paura dei “ti voglio bene”.

E a cercare di non aver paura di farlo, questo piccolissimo passetto nel vuoto che manca per incastrare l’ultimo pezzetto del puzzle ed provare finalmente ad essere felice.

No, Nì. Non li sbagli i tempi stavolta, è ora ed ed è ora già da troppo tempo.

Devi prendertelo questo piccolo grande rischio.

Smetti di aver paura di essere felice.

NiNa v3.0

“Le ultime versioni erano piene di bug, n’casino mica da ridere… la versione 2.5 spaginava che era una meraviglia; la 2.7 finiva tutte le parole con la declinazione onzo-onzi; e la 2.8? volemo parlà della 2.8? peggio di uindoz 2000…
beh… che dire? auguri per il lancio sul mercato… e speriamo che avvenga da un piano basso, sennò se fa male… :-P

Un fedele lettore

E’ vero.
Ero (e sono) un casino.
Ma sta versione nuova, in beta test da gennaio, ha migliorato un sacco di aspetti.
Sta levando la corazza (e ah, quant’è difficile a volte! E quante volte fallisce…)
Non ha (quasi) più paura delle ferite. Accarezza con tenerezza la superficie in rilievo delle sue cicatrici, e quasi prova un senso di nostalgia nel guardarle. “Ah, quant’ero ingenua” si dice da sola.
Sta imparando che esternare quel che prova non è peccato mortale (ma qui c’è ancora tanto, tantissimo da fare nonostante gli sforzi).
Riesce a guardarsi allo specchio senza vedersi sempre come l’incrocio fra una pantegana morente e un chiwawa strabico.
Ha imparato a dire “fanculo sì!” (graaande upgrade!)
Ha imparato che a volte intestardirsi non serve a niente.
Ha imparato a riconoscere i suoi loop, le bugie e gli alibi che si racconta e a disinnescarli.

Però…
Deve imparare che a volte serve pazienza, altre bisogna cogliere l’attimo.
Deve imparare che non morirà incenerita se chiede (o accetta) aiuto dagli altri.
Deve imparare a tacere in certi casi.
Deve imparare che il suo sesto senso, nel bene o nel male, finora non l’ha mai tradita.
Deve imparare che in alcuni casi è bene contare fino a 20. O 30. O 100. Però poi bisogna agire.
Deve imparare a fidarsi, quando è il caso.
Deve imparare a…

Cheddici Nì, gliela facciamo per la versione 10.0?

Certo…

…che son proprio scema col botto.

Mi avvio alle cose con la verve e la voglia di un vitello condotto al macello, e poi invece mi rendo conto che è bellissimo, fantastico, meraviglioso, vorrei non finisse mai…fino alla prossima volta, quando avrò di nuovo la stessa verve e voglia di bovino morente.

E così.

Ad libitum sfumando.

Sopprimetemi che sto soffrendo.

Niente panico

Fra poco più di un mese svolto la decina.

Quel cazzo di 3 davanti mi fa una paura fottuta.

A 12 anni mi vedevo “da grande” con famiglia, figli e un lavoro stabile…e non ho niente di tutto ciò.

Per molti versi sono molto più impulsiva e cazzona ora della ragazzina posata e silenziosa che ero allora.

Specialmente negli ultimi periodi.

Il problema vero è che sto bene così. Il matrimonio è l’ultimo dei miei pensieri, i figli non mi interessano e il fatto che, se tutto va bene, da gennaio avrò un lavoro fisso -perdipiù che mi piace e con i colleghi migliori che si possano mai avere-  mi fa un pochino di paura (ma ci sto lavorando sopra).

E’ che i per sempre, ancora oggi, alla soglia dei 30, mi terrorizzano a morte.

Sto imparando giusto ora a gestire i per adesso, non sono pronta, non mi piace promettere cose che non so se potrò mantenere…e fondamentalmente, probabilmente nemmeno mi va.

Poco matura? Per niente seria?

Può essere, ma questo lato di me piace anche alla nuova NiNa, ecco.

Cambio tutto, ma voglio vivere il qui ed ora, non pensare a domani.

A noi due!

E’ che far andare d’accordo cervello e cuore (e ormoni) e farli andare nella direzione giusta -o meglio, dalla parte che IO penso sia quella giusta- è difficilissimo.

I dilemmi morali li ho già mandati a farsi benedire.

Ma stavolta io sto ferma qui, non scappo.

Perchè ormai sono una bambina grande e tanto so che comunque ritornerei, e sarebbe lo stesso se non peggio.

Stavolta affronto tutto.

Stavolta MI affronto.

Siiii puòòòòò fareeeeee

Evidentemente funziona.

A me pareva una vaccata cosmica, ma la nuova NiNa funziona.

E anche bene, eh.

Oggi ho ricevuto la notizia che non mi devo preoccupare, avrò un lavoro anche dopo dicembre.

Perchè negli ultimi due mesi sto lavorando particolarmente bene e perchè squadra che funziona non si cambia.

In fondo bastava poco, solo crederMI un po’ di più.

E ci sono due cose fantastiche nel mio caso, del lavoro precario: gli abbracci dei colleghi dopo ogni notizia di rinnovo e i brindisi della sera.

Ed un’altra fottuta scaglia che se ne va.

Raised of rock

E’ strano. Stranissimo.

Essì che di sudarella rocknroll, dopo essermi vista più di 100 concerti, me ne intenderei, eh.

Però stare dall’altra parte del microfono è diversissimo. E difficilissimo per me che, lo ricorderei, fino a qualche tempo fa mi vergognavo delle cose più futili e per molti versi, quando non mi disinnesco, lo faccio ancora.

La NiNa anche solo di un anno fa non avrebbe MAI accettato. Sarebbe stata una maga degli alibi, e ci avrebbe rimuginato per i mesi a seguire con i suoi “and if only…”

La NiNa di questa settimana è andata. Ha fatto cagare, è stata a metà fra un disastro imminente e silenzioso,  si infastidisce della sua stessa voce, si è sentita nuda quando ha sentito la sua corazza svanire, ma c’è andata.

Ed è pure riuscita a tirare fuori qualcosa. Non molto, ma c’è andata e qualcosa ha fatto.

Oh, e ci riproverà, visto che ne ha l’occasione, e pure meglio.

No matter.

Fail  again.

Fail better.

Cos’ho imparato questa settimana?

- l’hennè col picramato tinge irrimediabilmente tutto di arancione: è bene ripulire ogni cm di pelle che ne viene a contatto sennò mi ritrovo con deliziosi arabeschi fluo sulla fronte, e ciò non è bello

- è l’odore che mi frega sempre e non ci sono santi

- Eric Clapton ha fatto una cover di Knocking on Heaven’s Door, e anche Apri la Pigna ne ha fatta una

- talvolta è bene spegnere il cervello e fare cose che, a cervello acceso non farei mai. La razionalità non è sempre la via

- stare in catalessi davanti all’armadio aperto la mattina mi farà arrivare in ritardo al lavoro. Rock-chic, ma in ritardo

- poter essere me al 100% mi fa stare bene

- camminare incazzate per strada dopo aver litigato con le vecchie attira gli sguardi e i complimenti dei passanti e ciò giova all’autostima

- le affinità elettive esistono anche se voglio far finta di no

- posso mangiare per pranzo un panino gigante con wurstel e crauti, patatine come se piovesse e salse varie riuscendo pure ad essere produttiva il pomeriggio

- anni e anni di attacchi di panico servono: so ancora respirare col diaframma

- quando sorrido non sembro beota, mi illumino

- per essere amate bisogna consentire agli altri di poterlo fare